7 marzo 2013, categoria: News

Seminario/2 “La memoria delle donne migranti di ieri e di oggi” Laboratorio di storia orale con Adriana Dadà 

Seminario/2 Storie migranti. Un archivio del presente

La memoria delle donne migranti di ieri e di oggi

Laboratorio di storia orale con Adriana Dadà 
(Università di Firenze , AISO)

Domenica 10 marzo 2013, ore 15

Circolo culturale enogastronomico Archivi della Resistenza
presso Museo Audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo (MS)

Il seminario fa parte di un ciclo di incontri del corso di storia orale e video documentazione sociale “Storie migranti. Un archivio del presente”

Per info 3290099418 o info@archividellaresistenza.it

La memoria di donne e uomini migranti di ieri e di oggi. 

Il contributo che posso portare a questo corso è la ricostruzione della mia esperienza di storica dell’età contemporanea, che ha dedicato molti decenni della sua vita a ricerche sui movimenti politici e sociali antagonisti, particolarmente nella loro vita “fuori d’Italia”( in particolare socialisti comunisti e anarchici emigrati negli Stati Uniti).
Negli anni Novanta, di fronte all’emergere di flussi migratori consistenti, in arrivo in Europa e in Italia, ho notato con stupore e indignazione l’atteggiamento “razzista” dei mass media, ma anche di molta parte della cultura e di forze politiche insospettabili. Quello che mi ha più preoccupato, purtroppo a ragione, vista la deriva politica del ventennio seguente, è stata la distinzione crescente nella comunicazione fra “noi” italiani “brava gente” che emigrava dignitosamente e non clandestinamente, ma con contratti di lavoro (?!?), e gli altri, i nuovi migranti. Mi colpì in particolare l’atteggiamento di disprezzo verso le donne migranti, per le quali il giudizio negativo aumentava per la loro partenza da sole, per essere spesso costrette a lavori umilianti, quasi che fosse una scelta dovuta a un imprinting dettato dalle loro origini.
Da allora ho dedicato tutto il mio tempo di ricerca alla storia delle donne e uomini migranti soprattutto dell’area toscana, usando materiali degli archivi pubblici locali e nazionali, ma soprattutto quelli degli archivi personali e la memoria delle singole persone.
Ho capito da subito – grazie al grande maestro Nuto Revelli e al suo fondamentale L’anello forte, e ai primi errori nella ricerca con le fonti orali – che la regola base di questa attività è l’umiltà, l’ascolto, il grande rispetto che bisogna avere per chi, su temi dolorosi come guerre e migrazioni, tende a trattenere la memoria per non rivivere quei fenomeni o a consegnarci una memoria stereotipata sempre sugli stessi temi, e solo se riusciamo a entrare in empatia ci consegna una parte della sua esperienza sotto forma di parole, di sguardi, di lacrime trattenute e, talvolta, espresse.
Nel caso poi di migrazioni – poiché siamo un paese di forte mobilità interna, di migrazioni verso l’estero e di rientri di migranti -, per prima cosa dobbiamo interrogarci e ricostruire la nostra storia, rivivendo gli strappi di generazioni lontane, ma anche molto vicine, che hanno subito spostamenti e problemi di nuovi inserimenti.
Aperti gli occhi su questa realtà che il boom economico degli scorsi decenni ha teso a far dimenticare, saremo pronti/e a colloquiare con chi oggi sta vivendo fenomeni migratori, con i lati positivi e quelli negativi di tali esperienze. Avremmo però come primo bagaglio irrinunciabile per un lavoro serio, profondo e utile, quello della possibilità di superare il “noi” e il “voi”.
Ho cominciato a lavorare con le fonti orali dal 1996, partendo dalla storia delle balie, donne che lasciavano i loro figli appena nati per andare a dare il loro latte a un figlio altrui; potete immaginare con quanto dolore reciproco: rientravano dopo un anno, un anno e mezzo e trovavano un figlio, una figlia che non li riconosceva!.
Dal 1999 c’era in Toscana un progetto definito “Portofranco” dedicato al confronto fra culture, con molta attenzione ai nuovi migranti; succedeva spesso che associazioni, donne migranti che venivano a contatto con le mie ricerche si riconoscessero nelle storie da me rintracciate, in un gioco di “rispecchiamento” molto evidente, e mi chiedessero loro di intervenire nei loro gruppi, alle loro iniziative.
In questa ottica del rispecchiamento ho lavorato nella provincia di Prato proprio a progetti che avevano come obiettivo “il ruolo sociale della memoria” di “donne e uomini migranti di ieri e di oggi” che andavamo raccogliendo, con un progetto molto complesso nelle sue modalità di esecuzione.
Poi la Lunigiana mi ha assorbito con ricerche varie sempre sul lavoro e le migrazioni delle donne in particolare; anche qui le donne avevano ruoli importanti nei fenomeni migratori, ma non riconosciuti, e la loro vita era segnata, soprattutto nei primi tempi, da grossi sacrifici sia materiali che emotivi per dover lasciare i figli. Oggi i materiali registrati sono depositati presso l’Archivio Storico comunale di Bagnone ed è nato un Museo Archivio della Memoria che raccoglie i materiali relativi alle esperienze di donne ed uomini migranti ricostruite con video documentari, pannelli sia cartacei che multimediali. www.museoarchiviodellamemoria.it 
Questa è la premessa indispensabile al lavoro di formazione che posso offrire a voi che volete occuparvi di raccogliere “storie migranti”, lavoro che faremo con esempi di parti di videoregistrazioni, di video documentari realizzati, fornendo una traccia di metodologia di lavoro sul campo, con esempi pratici e attenzione alle esigenze espresse dai /dalle partecipanti.

Adriana Dadà

 

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